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L’homeschooling sta piano piano prendendo piede in Italia, se ne sente parlare di più, e, nonostante sia ancora una “novità” per la maggioranza, più famiglie iniziano ad interessarsi. Eppure non si è ancora chiarito cosa voglia dire fare homeschooling – non che si possa chiarire in maniera assoluta, in fondo siamo tutti diversi.
La definizione generale è quella di scuola parentale, la spiegazione più gettonata è quella di “percorso alternativo di apprendimento”, il discorso più frequente riguarda la libertà dei bambini, il loro interesse innato e la possibilità di trovare insegnamento in ogni aspetto della vita.
Molti homeschooler dicono che l’homeschooling è libertà. Libertà di apprendere, libertà di vivere fuori da quel sistema che è la scuola, libertà di scegliere, libertà di decidere per la propria educazione.
Quello che quasi tutti dimenticano, quello che sfugge alla maggior parte delle famiglie che considerano la possibilità di intraprendere questo percorso, è che libertà non vuol solo – e non vuol sempre – dire felicità, libertà va a braccetto con responsabilità.
Noi siamo sempre, in ogni momento e ogni aspetto della nostra vita, responsabili della nostra libertà e della nostra felicità. C’è chi decide di delegare, c’è chi traccia il suo percorso, ma in entrambi i casi spesso manca la consapevolezza della propria responsabilità. Deleghi e pensi che in quel modo possa qualcun altro diventare responsabile per te, scegli il tuo percorso e pensi che prendere in mano la tua libertà sia tutta la responsabilità che dovevi mostrare.
Non basta affidare i figli alla scuola, e non basta ritirarli dalla scuola. Non basta scegliere un percorso piuttosto che un altro. Bisogna essere responsabili del percorso scelto.
La scuola, in certi casi, in molti aspetti, ti preclude delle scelte e tu puoi decidere di non sentirti responsabile per queste. L’unica responsabilità tua è quella di aver scelto la scuola – ma con questa, la gente non si rende conto, sei anche responsabile di ogni singola scelta che la scuola decide al tuo posto.
L’homeschooling lascia liberi di fare la propria scelta. E per questo gente che si sta piano piano avvicinando a questo percorso pensa che l’homeschooling ti renda più felice. Non necessariamente.
La libertà – e, dovrei aggiungere, anche la felicità – comportano una responsabilità non facile da sostenere. Vuol dire essere consapevolmente responsabili della tua intera vita. Non esiste più il dare la colpa ad altri, non esiste l’etichettare qualcosa come sacrificio: tutto è scelta, e tutto è una tua scelta.

Con questo voglio dire che l’homeschooling non è solo una diversa realtà di apprendimento, ma implica un modo di vivere e di approcciarsi al proprio percorso in modo diverso. L’homeschooling comporta molte più scelte della scuola, e con questo fa sentire la responsabilità in modo molto più pesante.
L’homeschooling è indubbiamente più difficile della scuola. Perché un apprendimento attivo richiede molto più impegno di uno passivo. Perché la libertà è molto più complicata dell’omologazione.
Sento spesso persone interessate all’homeschooling dire alla mia famiglia e me “eh, dev’essere così bello il vostro percorso, niente stress per la scuola, niente lotte con gli insegnanti, dovete essere molto più rilassati”, alcuni addirittura dicono “dev’essere più comodo averli [i figli] a casa, non dovete preoccuparvi di tutti gli impegni scolastici”.
Per una persona come mia mamma è molto più bello – non facile, ma bello e forse anche più rilassante, ma non meno impegnativo – tenere i figli a casa, perché lei è una di quelle persone a cui importa “troppo”, e quindi con la scuola ci sarebbero (e ci sono, visto che uno dei miei fratelli è tornato a scuola per le superiori) moltissimi scontri e lotte, e con questi stress e stanchezza.
Per una persona come mio padre la scuola è la soluzione perfetta. Lui fa il suo lavoro, torna a casa, chiede com’è andata a scuola, si aspetta una risposta pacata tipo “tutto okay” o “come al solito” o magari persino un “abbastanza bene” e non si scompone o preoccupa se la risposta è “non molto bene”, “male”, “non ne posso più”. Lui vuole che la sua vita sia calma e senza problemi, senza drammi, senza scontri, e se per avere ciò deve omologarsi alla massa e far finta di appartenere al sistema lo accetta senza troppe storie. Per lui delegare è la soluzione ideale, l’homeschooling è impensabile.
Ma una persona che riesce a stare sia dentro che fuori il sistema? A quel punto la decisione deve prendere in considerazione cos’è meglio, quali sono i pro e i contro. Queste persone prendono in considerazione l’homeschooling e, mi sembra, la vedono idealizzata un po’ come in una favola.
L’homeschooling non è essere sempre felici e in accordo in famiglia. Non è rilassarsi e prendere la vita con calma sempre e comunque. L’homeschooling richiede impegno, così come i sogni richiedono impegno.
Le persone che provano l’homeschooling senza metterci abbastanza impegno, poi si lamentano dicendo che in Italia è troppo difficile, gli homeschooler in questo Paese non hanno futuro, ecc.
L’homeschooling è un modo di vivere. Non finisce quando finiscono gli anni tradizionalmente definiti scolastici. Non finisce quando il ragazzo ha raggiunto l’età in cui, se fosse dentro il sistema scolastico, si starebbe diplomando. Specialmente in Italia.
All’estero, ricongiungersi con un percorso di vita preso da chi ha un passato scolastico non è poi così difficile. In Italia sì. A meno che la famiglia non continui ad appoggiarsi e tenere come riferimento la scuola durante questo percorso diverso, il che implica far gli esami e seguire i programmi scolastici. Il che vuol dire riprendersi la libertà di insegnare, ma lasciare alla scuola la scelta di che cosa sia giusto insegnare e quando. Prendersi la responsabilità di insegnare concetti, ma continuare a delegare la decisione di quale tipo di educazione offrire.
Quando le persone si accorgono che i loro “figli non hanno futuro nella società, e alla fine devi pur vivere nella società”, improvvisamente l’homeschooling sembra sconveniente, qualcosa che puoi al massimo portare avanti fino alle medie e non oltre.
Io sono andata a scuola per tutti gli anni di elementari, medie e biennio del liceo, poi la mia famiglia ha scoperto la possibilità di fare homeschooling, ma tutti mi dicevano che è troppo difficile farlo alle superiori, specialmente per un indirizzo come quello di liceo classico, infattibile, improponibile. E così per un altro anno io sono andata a scuola. In quarta ho rifiutato le opinioni degli altri – che di esperienza diretta non ne avevano poi tanta – e ho deciso di scoprire da me se avessero ragione. Ho deciso che ce la potevo fare. Guarda caso, convinta di quello che stavo iniziando, ce l’ho fatta. Ma non appoggiandomi alla scuola, perché per la scuola italiana io non ho imparato nulla da quando ho lasciato l’aula. Per loro io non potrei accedere all’università, per loro io non ho le competenze di chi ha finito le superiori. Per la Scozia io sono una promettente aggiunta al college.
L’homeschooling è una scelta che può portarti lontano (fino a Glasgow!). Ma richiede impegno e responsabilità, non è solo essere “liberi e felici”. Libertà e felicità non ci sono senza responsabilità.
Se si è disposti a mettersi in gioco abbastanza, si può avere un futuro da homeschooler persino in Italia. Io sono stata quasi assunta come giornalista (mi mancava la patente), il lavoro dei miei sogni, qui a Ravenna. Non è impossibile. È difficile, ma con impegno e determinazione, la vita viene da sé.
D’altro canto, se non si è disposti a mettersi in gioco, a mettere in dubbio la propria vita e le proprie scelte, ad accettare la responsabilità per come viviamo e per come ci sentiamo, ad essere determinati nel raggiungere il nostro obiettivo, a continuare ad inseguire i nostri sogni anche quando sembrano troppo lontani, a rialzarsi sempre per riprovare, a capire che non ci sono sconfitte, solo lezioni, allora l’homeschooling non è un percorso consigliato.

L’homeschooling è difficile. Non impossibile. Ma se si pensa che sia più facile o comodo della scuola, si è decisamente in errore.

~ Essere liberi è prendersi la responsabilità della propria felicità. ~
~ To be free is to take responsibility for your own freedom. ~

Sara Lovallo – autodidatta, blogger, viaggiatrice e futura giornalista, 19 anni

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