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In questo periodo si dibatte spesso – non solo all’interno della comunità HS – di libertà e dei limiti che possono essere imposti a quella individuale in nome di un bene collettivo, di una giustizia superiore. Mai come oggi, quindi, dovrebbe risuonare il monito di John Holt:

How are we going to prevent parents with narrow and bigoted ideas from passing these on to their children?

The first question we have to answer is, do we have a right to try to prevent it? And even if we think we do, can we?

One of the main differences between a free country and a police state, I always thought, was that in a free country, as long as you obeyed the law, you could believe whatever you liked. Your beliefs were none of the government’s business. Far less was it any of the government’s business to say that one set of ideas was good and another set bad, or that schools should promote the good and stamp out the bad. Have we given up these principles? And if we haven’t, do we really want to? Suppose we decided to give the government the power, through compulsory schools, to promote good ideas and put down bad. To whom would we then give the power to decide which ideas were good and which bad? To legislatures? To state boards of education? To local school boards?

Anyone who thinks seriously about these questions will surely agree that no one in government should have such power. From this it must follow that people have the right not only to believe what they want, but to try to pass their beliefs along to their children. We can’t say that some people have this right while others do not. Some will say, but what about people who are prejudiced, bigoted, superstitious? We’re surely not going to let people try to make their children believe that some races are superior or that the earth is flat? To which I say, what is the alternative? If we say, as many would like to, that people can tell their children anything they want, as long as it is true, we come back to our first question – who decides what is true? If we agree – as I think and hope we do – that there is no one in government or anywhere else whom we would trust to decide that, then it follows that we can’t give schools the right to tell all children that some ideas are true and others are not. Since any school, whether by what it says or what it does, must promote some ideas, it follows that while people who approve of the ideas being taught or promoted in government schools may be glad to send their children there, people who don’t approve of those ideas should have some other choice.

[…]

Even if we all agreed that the schools should try to stamp out narrow and bigoted ideas, we would still have to ask ourselves, does this work? Clearly it doesn’t. After all, except for a few rich kids, almost all children in the country have been going to public schools now for several generations. If the schools were as good as they claim at stamping out prejudice, there ought not to be any left. A quick glance at any day’s news will show that there is plenty left. In fact, there may well be less support today than ever before for the tolerance and open-mindedness that the schools supposedly promote.

John Holt – Teach Your Own

Traduzione:

Come faremo ad impedire che genitori dalla mentalità ristretta e dalle idee bigotte le trasmettano ai loro figli?

La prima domanda a cui dobbiamo rispondere è: abbiamo il diritto di cercare di impedirlo? E anche se pensiamo che la risposta sia sì, possiamo farlo?

Ho sempre pensato che una delle differenze principali tra un paese libero e uno stato di polizia fosse che, in un paese libero, puoi credere a quello che vuoi, fintanto che rispetti la legge. Ciò che credi non è assolutamente affare del governo. E men che meno è affare del governo stabilire che alcune idee sono buone e altre sono cattive, o che le scuole debbano promuovere quelle buone ed eliminare quelle cattive. Abbiamo forse rinunciato a questi principi? E se non l’abbiamo ancora fatto, vogliamo farlo davvero? Immaginiamo di dare al governo il potere, attraverso le scuole dell’obbligo, di promuovere le idee buone e di sopprimere quelle cattive. A chi daremmo il potere di decidere quali idee sono buone e quali cattive? Ai legislatori? Al Ministero dell’Educazione? Ai comitati scolastici locali?

Chiunque rifletta seriamente su queste domande converrà senz’altro che nessuno al governo dovrebbe avere un tale potere. La conseguenza dev’essere che le persone hanno non solo il diritto di credere in ciò che vogliono, ma anche di cercare di trasmettere tali credenze ai loro figli. Non possiamo dire che alcune persone ne hanno diritto e altre no. Qualcuno dirà: e che facciamo con i razzisti, i bigotti, i superstiziosi? Non possiamo certo lasciare che qualcuno cerchi di far credere ai propri figli che alcune razze sono superiori alle altre o che la terra è piatta? E io rispondo, qual è l’alternativa? Se diciamo, come molti vorrebbero, che le persone possono insegnare ai figli quello che vogliono a condizione che sia vero, torniamo alla domanda di prima: chi decide cosa è vero? Se conveniamo – e mi auguro che tutti siano d’accordo – che non c’è nessuno al governo o da qualunque altra parte al quale dovremmo affidarci per tale decisione, allora non possiamo dare alle scuole il diritto di insegnare a tutti i bambini che alcune idee sono vere ed altre no. Poiché tutte le scuole – attraverso le parole o i fatti – devono sostenere delle idee, ne consegue che, mentre le persone che approvano che tali idee vengano insegnate o promosse nelle scuole statali possono essere felici di mandarvi i propri figli, le persone che non approvano tali idee devono avere un’altra scelta.

[…]

E perfino se fossimo tutti d’accordo sul fatto che le scuole dovrebbero cercare di eliminare le idee bigotte e limitanti, dovremmo ancora chiederci: funziona? Ovviamente no. Dopotutto, a parte qualche ricco rampollo, quasi tutti i bambini americani frequentano le scuole pubbliche da generazioni. Se le scuole fossero tanto brave a soffocare i pregiudizi quanto pretendono di essere, non dovrebbe esserne rimasto alcuno. Un rapido sguardo alle notizie del giorno mostra invece che ne siamo ancora pieni. Anzi, mai come oggi è venuto a mancare quel sostegno alla tolleranza e all’apertura di mente che si suppone le scuole dovrebbero promuovere.

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