Alcuni dei difetti della scuola pubblica attuale

La scuola, purtroppo, viene spesso percepita e vissuta dagli studenti come un luogo in cui si passano giornate molto lunghe, noiose e stressanti. Le cause di questo stress sono talmente numerose che risulterebbe lungo e forse assai noioso (appunto) elencarle tutte: partono dagli orari e arrivano alla competizione per il voto. Gli insegnamenti forniti sono spesso nozionistici, a volte inutili e in certi casi dannosi. La ripetizione degli argomenti di storia, matematica, inglese (sul vecchio adagio del repetita iuvant) in diversi ordini scolastici è inutile per chi non li ha capiti le prime volte (perché molto probabilmente non sarà interessato nemmeno le successive) e dannoso per chi invece le aveva apprezzate (perché poi si annoierà a ripeterle ancora e ancora e ancora).
I giovani (soprattutto gli adolescenti) hanno bisogno di ritmi propri: non sono ancora adulti, ma non sono più bambini; vengono sempre classificati per ciò che non sono. Il loro cervello affronta un periodo di cambiamento da una fase che non vorrebbero completamente abbandonare per un’altra verso cui tendono, ignari della sua reale natura: avrebbero ancora bisogno di tempo da dedicare ai giochi e non di orari che assomigliano a quelli di un turnista; dovrebbero seguire attività meno impegnative al mattino e ridurre notevolmente le attività extrascolastiche pomeridiane che si sommano ai compiti da svolgere (esercizi che spesso non sono in grado di completare da soli). Molte volte cercano di comunicarci un disagio che non comprendono bene nemmeno loro perché da un lato vedono che “così fan tutti” e dall’altro hanno genitori sempre a corto del tempo necessario per indagare e capire le loro necessità. Queste situazioni non vengono mai mitigate dalla scuola, tutt’altro.

Il primo e forse peggior difetto della scuola pubblica è il disamore che genera negli studenti verso se stessa e verso la conoscenza, il sapere, lo studio. Alcuni ragazzi preferirebbero di gran lunga andare a lavorare o starsene più semplicemente in casa o a bighellonare in giro. Spesso ai primi contatti con il mondo del lavoro, la reazione dei ragazzi li porta a riavvicinarsi alla scuola, ma non per un vero amore verso quest’ultima; piuttosto si tratta della solita scelta del “male minore”: quand’è che impareremo a basare le nostre scelte sulla ricerca del “bene maggiore”?
L’istruzione è un diritto, ma non scordiamo che è anche un privilegio.

Al secondo posto piazzeremmo l’uguaglianza a priori, cioè il fatto che tutti gli studenti di una data età anagrafica debbano per forza essere considerati tutti uguali, affrontare le stesse difficoltà e puntare allo stesso riconoscimento, senza poter mai scegliere in maniera diversa, pena la squalifica sociale. E così tutti gli studenti – all’interno del rispettivo corso e anno di studi – devono affrontare le stesse materie e gli stessi argomenti per materia, devono interessarsi agli stessi poeti, imparare le stesse tecniche e suonare le stesse musiche, impegnando tempo e risorse per cose verso le quali non nutrono tutti lo stesso interesse e che un domani molto probabilmente non affronteranno più.

Un altro andante, questa volta più moderno e più cadenzato del precedente, è che l’insegnamento deve essere divertente. Purtroppo questo invito viene sempre più spesso colto dando alle lezioni una connotazione ridicola o persino demenziale: si va dai giochi passandosi la palla ed enumerando le lettere dell’alfabeto di una qualche lingua comunitaria, alle filastrocche per imparare le tabelline, alla visione di film-documentari-cartoni-animati in qualunque contesto, all’insegnamento delle musiche delle canzoni in voga al momento (pare che Bach sia una pizza!) per giungere all’interessantissima colorazione delle fotocopie copiosamente distribuite dal corpo docente per colmare le lacune dei testi selezionati dallo stesso corpo docente.

Il nozionismo di alcuni insegnamenti è evidente soprattutto in storia e in tutte quelle materie che alla storia si rifanno: storia della letteratura, della filosofia, della musica e dell’arte sono spesso poco più di un insieme di date di nascita e di morte, di conquiste che si sono verificati in luoghi il più delle volte impronunciabili dall’italiano medio.
L’inutilità dell’insegnamento di altre materie, come ad esempio l’informatica e la lingua straniera alle elementari, trattate ad un livello banale (certe volte a causa dell’incompetenza delle maestre), si traduce in una notevole perdita di tempo sottratto all’insegnamento di materie più adatte a quel periodo della vita dei bambini, come la lingua madre e la matematica: quattro o cinque ore settimanali di Inglese diventano un centinaio di ore all’anno, circa 500 ore durante il primo ciclo di istruzione per imparare poco o nulla! Tutto ciò che viene trattato in anni di insegnamento di queste materie alle elementari viene puntualmente ripreso in poche settimane di lezione alle medie; vale quindi la pena di interrogarsi se sia veramente il caso di continuare ad investire tutto questo tempo quando è ancora troppo presto per gli studenti.

Anche il voto, così come gli esami, sono tra gli argomenti più gettonati nelle riforme dei vari governi che si sono succeduti: giudizi, lettere, numeri in decimi, trentesimi, sessantesimi, centesimi, debiti e crediti. Meccanismi in continua mutazione che servono più che altro a generare confusione specialmente quando ad essi si affiancano i mezzi voti, i più e i meno, i tre quarti e i meno meno. Lo strumento del voto dovrebbe rappresentare il meccanismo “premio-punizione” mutuato dall’esperienza quotidiana e introdotto nella realtà scolastica, traducendosi nel successo o fallimento di fine anno determinato dalla media dei voti ricevuti durante l’anno e da qualche considerazione extra. Eppure questo meccanismo non ha mai fatto sì che i ragazzi diventassero degli studenti modello, così come la pena di morte non serve a eliminare gli omicidi o la legge della giungla non rende invincibile il più forte. Però questo strumento, come molti altri, non è inutile… purtroppo: serve a individuare i peggiori della classe, a sottoporli alle prese in giro degli altri studenti e, a volte, a trattare allo stesso modo anche i migliori, perché l’istituzione scolastica in realtà premia la mediocrità negli studenti, nei genitori e negli insegnanti.

Le lezioni spesso non possono essere incastrate nel rigido schema orario giornaliero scandito dalla campanella. A volte la trattazione di un argomento richiede più di una lezione per essere completata e quindi dovrà essere ripreso la lezione successiva, rispiegato a chi era assente perché era a casa e a chi perché la sua mente vagava altrove. Altre volte un argomento potrebbe essere esaurito in una sola lezione, ma le continue interruzioni da parte di studenti, bidelli… pardon collaboratori scolastici, circolari ed esercitazioni antitutto fanno sì che il trillo della campanella blocchi in gola le parole anche all’insegnante più organizzato.
Esiste però anche un altro lato della medaglia: un argomento che potrebbe essere esaurito in mezzora viene a volte allungato, stiracchiato in qualche modo, forzatamente approfondito per riempire l’ora pur di non iniziarne un altro che poi andrebbe interrotto. E se così non fosse, una bella interrogazione è sempre la trovata geniale che ogni insegnante arriva ad inventare, spesso adducendo il rumore generato dalla classe come causa scatenante.
Come abbiamo avuto modo di notare grazie alla nostra esperienza di scuola familiare è bellissimo non avere le lancette dell’orologio che ti rincorrono cercando di affettare (e affrettare) il tempo a disposizione, ma poter dedicare ad ogni lezione il tempo necessario (a volte anche solo un quarto d’ora), non solo per spiegare l’argomento, ma anche per far sì che i tuoi studenti lo abbiano realmente afferrato. Questo modello è difficilmente applicabile ad una scuola con trenta classi composte ciascuna da trenta studenti, ma qualcosa di meglio di quanto c’è adesso si può sicuramente fare.

Parlando ancora di tempo legato alla scuola, le vacanze, in particolar modo quelle estive, seguono le esigenze di una popolazione prevalentemente contadina come era quella di cent’anni fa, quando le famiglie avevano bisogno che i propri figli lavorassero nei campi d’estate: di certo non li avrebbero mandati a scuola se questa scuola fosse stata aperta anche durante i mesi caldi. Oggi, invece, le esigenze sono mutate e i tre mesi di vacanza estiva sono piuttosto anacronistici e sono tipicamente italiani, perché in altri paesi vige la settimana corta e l’anno lungo anche per le scuole, cioè sabato a casa e maggior numero di settimane a scuola. Inoltre i tre mesi di vacanza estiva sono dannosi perché, nonostante i compiti assegnati dagli insegnanti, tendono a far dimenticare i (pochi) concetti appresi dagli studenti durante l’anno scolastico; i docenti sono così costretti a dedicare i primi mesi del nuovo anno scolastico al ripasso di argomenti già trattati e a sottrarre tempo a quelli nuovi che dovranno quindi essere affrontati di corsa rendendo più difficile agli studenti assimilarli correttamente. Questo circolo vizioso si completa con l’arrivo di altri tre mesi di vacanza estiva che portano all’oblio di concetti appena sfiorati e appresi solo superficialmente.

Oggi al centro della scuola ci sono il POF e i programmi ministeriali. Tutti si orientano sui programmi, devono svolgere il programma, sono indietro con il programma: concetti che spesso bambini e ragazzi non sono in grado di comprendere e si domandano perché gli insegnanti continuano ad andare avanti e ad interrogare su argomenti che non sono stati compresi a fondo. E’ ora che gli insegnanti tornino ad orientarsi su ciò che dovrebbero realmente fare, cioè insegnare: se gli studenti non imparano, al diavolo i programmi. Deve essere “la scuola per gli studenti” e non il contrario: gli studenti faranno ciò che possono, ciò che non possono non faranno.

Sugli altri difetti, grandi o piccoli che siano, non ci soffermeremo: il fenomeno del bullismo o la diffusione della droga nelle scuole sono temi sociali che probabilmente esulano da ogni possibile riforma legata alla scuola, ma che invece richiedono un cambiamento radicale della società e dell’animo umano. Cambiamento che però potrebbe essere favorito proprio dalla scuola se venissero osteggiati, o almeno non premiati, i comportamenti dei furbi, di quelli che copiano, raffazzonano o improvvisano, sostenuti da un modello che li istiga a comportarsi in questo modo. Un esempio su tutti è il sistema dei debiti che abitua i ragazzi a pensare sia normale contrarre debiti (di qualunque genere) e saldarli poi in un secondo momento, invece di fare il passo secondo la lunghezza della gamba. Ai debiti si affiancano ovviamente i corsi di recupero, un teatrino che ogni anno va in scena per poche ore e che presenta come attori gli stessi insegnanti che non sono riusciti a trasmettere alcuni concetti allo stesso pubblico di studenti durante un intero anno e che cercano di farlo in pochi pomeriggi assolati d’estate. Risulta lampante agli occhi di un cieco che questo procedere non porterà da alcuna parte perché ha già fallito in precedenza. Serve però alla scuola per poter affermare che strumenti per il recupero dei debiti, come vuole la legge, sono stati forniti.

Tutti questi difetti vanno a rinforzare quel disamore verso la scuola pubblica che abbiamo indicato come primo e principale problema da risolvere per fondare la scuola-che-vorremmo.

Ultimo aggiornamento: 15/09/2016

2 risposte a “Alcuni dei difetti della scuola pubblica attuale”

  1. Monica ha detto:

    Ho letto con interesse questa spietata analisi sulla scuola. Sono d’accordo su alcune cose, meno su altre. In generale, la trovo un po’ faziosa.
    Faccio solo un paio di osservazioni, perché per rispondere bene mi ci vorrebbe del tempo che ora non ho.
    In merito alle vacanze estive, mi chiedo quale studente riuscirebbe ad avere risultati di apprendimento decenti chiuso in aula a luglio/agosto con 35 gradi e un tasso di umidità del 90%.
    In merito al fatto che nella scuola *tradizionale* vengano “premiati, i comportamenti dei furbi, di quelli che copiano, raffazzonano o improvvisano sostenuti da un modello che li istiga a comportarsi in questo modo.” (cit.)…per favore! Ci sono tante ragioni per desiderare una vera, concreta riforma della scuola, ma sputarle addosso fango e bugie non porta a nulla.
    Monica

    • Gentile Monica, grazie per il tuo commento.
      Non siamo così faziosi da non rispettare il tuo punto di vista 😉 ma permettici un paio di precisazioni in merito. Questa analisi si intitola “Alcuni dei difetti della scuola pubblica attuale”, è quindi abbastanza ovvio che sarà “parziale” (per i meriti, veri o presunti, della scuola attuale, ci pensa già il sito la Tecnica della Scuola…) perché sostiene il nostro punto di vista e mira ad argomentare la nostra posizione. Definirla “faziosa” ci sembra eccessivo perché non vi ravvisiamo posizioni intolleranti a priori. Naturalmente, come in ogni discussione tra esseri umani, ognuno sostiene il suo punto di vista e non quello altrui. In questa analisi volevamo esaminare quelli che riteniamo essere i difetti della scuola; stemperarli con posizioni più moderate per non urtare la sensibilità di altri sarebbe stata solo ipocrisia.

      Per quanto riguarda le vacanze estive, se dovessimo seguire il tuo ragionamento, allora dovremmo anche dire che, con 35 gradi e un tasso di umidità del 90% vanno sospese tutte le attività umane e non solo le lezioni scolastiche! È giusto che vi siano persone che rifanno il manto stradale ad agosto? È giusto che si lavori nei campi a luglio? Non è forse insopportabile per tutti il caldo e l’umidità? Non difendiamo a spada tratta i bambini con la solita scusa che sono piccoli ed indifesi perché non mi sembra che a giocare sotto il sole di luglio qualcuno di loro si sia mai lamentato. Nessuno ha mai detto che nei mesi estivi debbano rimanere rinchiusi in un’aula: sarebbe invece ora che la scuola si adattasse in modo diverso a seconda della realtà locale e delle risorse a disposizione.
      Inoltre, come potrai vedere se andrai a leggere “La gestione del tempo: ora, settimana e anno” (https://scuolaiqbalemalala.wordpress.com/la-scuola-che-vorremmo/la-gestione-del-tempo-ora-settimana-e-anno/), quello che proponiamo non è scuola per 365 giorni, ma una ridistribuzione dell’orario e anche delle vacanze che le renda più utili e più fruibili: d’estate, appunto nel periodo più caldo tra il 15 luglio e il 31 agosto, le scuole sarebbero chiuse, ma il mese e mezzo rimanente (che ora è concentrato a giugno, prima metà di luglio e di settembre) verrebbe ridistribuito tra Natale e Pasqua (gli unici altri periodi di vacanza già previsti dal sistema scolastico). La nostra idea prevede quindi un sistema di 3 mesi di scuola + 1 di vacanza, che si ripetono per tre volte: in questo modo si elimina, o quanto meno si riduce, il rischio di perdere tutte le conoscenze apprese durante l’anno e si permette ai ragazzi di ricaricare le batterie più frequentemente.

      Benché nel nostro testo il brano da te riportato sul premiare i comportamenti dei furbi avesse un significato leggermente diverso, è innegabile che risponda a verità. Non si tratta di sputare fango e bugie, ma di chiamare le cose con il loro nome. I furbetti che copiano le versioni di latino e greco direttamente da internet (per fare un esempio che abbiamo vissuto sulla nostra pelle attraverso l’esperienza scolastica di nostra figlia maggiore) prendono 9, mentre quelli che provano con le loro forze si devono accontentare di un 6 e a volte nemmeno di quello. Non è forse premiare i furbi, questo? Non è forse sostenere un modello che li porta a comportarsi ancora così, anche da adulti? Il professore che si stringe nelle spalle perché sa che hanno copiato, ma non li ha colti sul fatto, può forse sentirsi sollevato dalla responsabilità del voto assegnato, ma di fatto sta comunque avallando un sistema ingiusto che promuove il comportamento di chi imbroglia e non si fa beccare e umilia quello di chi rispetta le regole. Una volta grandi, i ragazzi continueranno a comportarsi in quel modo: non ti suona forse familiare, se ti guardi attorno? Non sono forse sempre i furbetti a farla franca e gli onesti ad arrancare? Se la scuola non si facesse così apertamente e spudoratamente sostenitrice di questo modello, se non ripetesse ai ragazzi, in ogni suo atteggiamento, che devono diventare più furbi per non soccombere, se non premiasse il risultato di un test a crocette e non svilisse l’impegno vero, forse anche il modello comportamentale degli adulti cambierebbe (ed è quello a cui facevamo riferimento nel testo, se rileggi il passaggio).
      Se, come ci hanno ripetuto fino alla nausea, la scuola è palestra di vita, allora guardiamoci attorno per vedere a cosa ci ha allenati e preparati! E domandiamoci senza falso buonismo se il fango non se l’è coltivato da sola, senza alcun bisogno che altri gliene gettino addosso.
      “Per desiderare una vera, concreta riforma della scuola” (cit.) non basta dirlo e non basta un “camouflage”, ma occorre operare in profondità su ogni aspetto malato e per far questo occorre prima di tutto riconoscere le malattie che l’appestano e chiamarle con il loro nome.
      Il Re è nudo.

      Hai scritto che non hai molto tempo, ma speriamo sinceramente che ne troverai un po’ per rispondere ancora perché troviamo il confronto sempre molto costruttivo. Preferiamo di gran lunga un commento contrario all’assenza di commenti!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...