Il secondo ciclo

Come già detto, il secondo ciclo deve insegnare a “leggere, scrivere e far di conto”, ma il suo compito è soprattutto quello di trasmettere l’amore per lo studio; non deve essere un luogo dove parcheggiare i bambini, né dedito al divertimento e alla socializzazione ad ogni costo: altri sono i posti dedicati a queste attività. Se questi aspetti verranno da sé potranno essere i benvenuti, ma non dovranno essere cercati per forza: ci sono docenti portati a “trasformarsi” in clown e altri che invece non lo sono pur rimanendo ottimi insegnanti.

Semplificare fa funzionare meglio ogni cosa. La semplificazione nella scuola-che-vorremmo prevede il ritorno alla maestra unica: questa figura era in grado di tenere le redini della classe intuendo quando era il momento di far svolgere attività più leggere e quando, invece, si poteva far lavorare di più i bambini. Le maestre “multiple” passano poche ore al giorno con un’unica classe e quindi si sentono costrette a lavorare sodo e a richiedere attenzione costante perché “devono” finire il programma e se riducono il carico di lavoro i bambini capiscono che con loro si può “non lavorare” (e a quel punto “chi li tiene più”).
Il giornalista Amidei in vari articoli comparsi sul quotidiano “La libertà” di Piacenza si è detto inizialmente contrario alla sostituzione della maestra unica, per poi cambiare rotta e sottolineare i pregi dell’insegnamento affidato a più maestre meglio preparate nei singoli campi di insegnamento (anche questo è discutibile) per preparare i bambini alla vita. La suddivisione e la specializzazione degli insegnanti può avvenire in un secondo momento: noi siamo d’accordo con l’Amidei “prima fase” che affermava, invece, quanto fosse importante un passaggio graduale dalla famiglia alla scuola e quanto i bambini avessero bisogno di una sola figura di riferimento, invece di doversi barcamenare tra più maestre che si pestano i piedi e si contraddicono, orari che cambiano, diari per scrivere i compiti e le comunicazioni, una trentina di volumi tra libri e quaderni e dover gestire tutto questo in piena autonomia, come vuole il contratto di collaborazione tra scuola e famiglia. Tutto ciò è necessario per preparare i bambini alla vita? Un bambino che ha giocato liberamente fino al giorno prima cosa penserà del mondo degli adulti? Vorrà davvero farne parte? Questa complessità nella scuola-che-vorremmo verrà affrontata e gestita nel terzo ciclo, cioè quando i bambini, ormai dodicenni, avranno gli strumenti necessari per fare un balzo in avanti verso un metodo di studio più organizzato, con scadenze da programmare e rispettare, ma potendo vivere questa complessità solo sulle materie che effettivamente hanno scelto di studiare.

Poiché nel secondo ciclo i moduli basilari verrebbero scelti più dai genitori che dai bambini e siccome potrebbe essere arduo per un bambino di 6 anni spostarsi di classe in classe, potrebbe essere conveniente non permettere la scelta delle materie al secondo ciclo. In alternativa, per agevolare lo spostamento dei piccoli, gli studenti più “anziani” potrebbero accompagnarli alle rispettive aule, almeno durante le prime settimane o il primo anno: in questo modo potrebbero sentirsi più responsabilizzati e crescere anche come persone. Le uniche materie insegnate veramente sono Italiano e Matematica, in modo da limitare le lacune sugli argomenti fondamentali che purtroppo molti studenti portano avanti fino all’università (abbiamo visto un “cuaderno” – scritto proprio con la “C” – di una studentessa iscritta alla facoltà di ingegneria). Le due ore di religione cattolica facoltative vengono sostituite da altrettante ore di culture e religioni obbligatorie, in modo che i bambini imparino fin da piccoli, tramite storie, leggende, incontri, giochi e altro gli usi e i costumi di persone che spesso si trovano a vivere fianco a fianco a noi, a partire proprio dai banchi di scuola. In questo modo potremo forse evitare future incomprensioni (o false comprensioni) dovute al nostro egocentrismo o il continuo tentativo di appianare a tutti i costi differenze che nella realtà dei fatti non esistono. A fianco di questi tre insegnamenti si potrebbe lavorare sulle buone maniere, l’attenzione e la concentrazione mediante attività collaterali quali la pulizia della scuola e delle aree scoperte, la preparazione di un orto, i lavori all’uncinetto piuttosto che la falegnameria, il sostegno alle persone in difficoltà e tutte quelle occupazioni che preparano i bambini a vivere un domani nella società in maniera autonoma. La maestra può all’occorrenza, saggiando la stanchezza della classe, intervallare le varie attività con disegni, musica (anche solo ascolto), lavori manuali, ecc… Vengono totalmente abolite materie come Inglese, Informatica, Scienze, Storia, Geografia, i cui concetti potranno venire fuori pian piano dal dialogo educativo con l’insegnante. Infine viene lasciato un po’ di spazio anche al Gioco, non il gioco per imparare che non piace a nessun bambino, ma proprio il gioco con la “G” maiuscola, quello per giocare perché ricordiamoci che è di bambini che stiamo parlando. Zavalloni suggeriva per la scuola-che-avrebbe-voluto una suddivisione del tempo in un terzo dedicato allo studio (per apprendere a leggere, scrivere e far di conto), un terzo al lavoro (manuale) e un terzo al gioco (senz’altro fine che giocare).

Come materiale didattico vietiamo l’utilizzo delle LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) e delle fotocopie: i bambini dovranno prendere appunti e svolgere gli esercizi sui quaderni (uno a righe e uno a quadretti), così da potenziare le loro capacità di scrittura che vanno peggiorando di generazione in generazione. In questo modo si riducono anche le spese “necessarie” per fornire “un’adeguata” offerta formativa, potranno di conseguenza essere ridotti i contributi “volontari” richiesti alle famiglie e non sarà più necessario aprire conti correnti (che non sono esattamente gratuiti) per la gestione del “budget-classe”. La soluzione ideale sarebbe però che il materiale necessario venisse fornito dalla scuola stessa che, operando sui grandi numeri, potrebbe ottenere significativi sconti sulla merce da acquistare e potrebbe con un atto di coraggio estremo decidere di supportare le lezioni con l’ausilio di pochissimo materiale (leggasi penne e quaderni).

Ultimo aggiornamento: 15/09/2016

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