La gestione del tempo: ora, settimana e anno

Uno dei problemi evidenziati da numerosi studi (anche se sarebbe sufficiente un po’ di buon senso e l’esperienza comune per raggiungere gli stessi risultati) consiste nel fatto che molto del tempo-scuola è inefficace, viene perso in cambi d’ora, appelli, aggiornamenti dei registri (più o meno elettronici), ripetizioni di cose già fatte, interrogazioni, richieste inappropriate degli studenti, ricreazioni, ecc… Se poi consideriamo l’attenzione effettiva degli studenti durante le lezioni possiamo concludere che delle cinque o sei ore scolastiche quotidiane, il tempo di apprendimento veramente efficace si riduce a un’ora o giù di lì. Inoltre, come già abbiamo fatto notare, la campanella è diventata una spada di Damocle: o taglia a metà l’argomento trattato oppure si resta inoperosi al termine della lezione in attesa del suono liberatorio, generando in entrambi i casi ulteriori perdite di tempo.
La nostra soluzione a questo problema consiste in una ripartizione differente dell’ora di lezione

45 + 15 = 60

Invece di parlare di ore di 50 o 55 minuti – che non sono altro che un acuirsi del problema dei tempi morti che vanno ad incidere su lezioni più brevi – la scuola-che-vorremmo adotta il modello finlandese suddividendo ogni ora in 45 minuti di lezione seguiti da 15 minuti di intervallo. Questi ultimi permettono agli studenti di chiacchierare, andare in bagno, fare due passi, sfogarsi e recuperare le forze e la concentrazione per la lezione seguente che potrà così svolgersi in maniera più rilassata e con meno interruzioni disciplinari, e agli insegnanti di aggiornare il registro, segnare gli assenti e svolgere tutte le attività collaterali senza dover tenere i ragazzi incollati alla sedia. Il tempo effettivo di concentrazione dovrebbe aumentare, seppur di poco, e lo stress diminuire di parecchio.

Un altro problema cui abbiamo accennato in precedenza consiste nella gestione familiare degli impegni scolastici. I genitori che lavorano sono normalmente impegnati dal lunedì al venerdì con degli orari che difficilmente si confanno a quelli dei figli. Allora fanno spesso ricorso a nonni, parenti, amici e baby-sitter per non incorrere nel reato di abbandono di minore. Inoltre i suddetti genitori devono alzarsi anche il sabato mattina per accompagnare i figli fino all’edificio scolastico o anche solo per preparare loro la colazione.
La scuola-che-vorremmo adotta la settimana corta: i ragazzi e gli insegnanti vanno a scuola dal lunedì al venerdì. Inoltre le scuole restano aperte da mane a sera (ad es. includendo nell’offerta formativa delle ore per i “compiti a casa” e quelle che oggi vengono chiamate scuola calcio, recitazione e altre attività, un po’ come avviene nel modello americano), in modo che le famiglie non impazziscano per star dietro ai numerosi impegni dei figli e riducendo in questo modo lo stress familiare.
Le ore di lezioni settimanali vengono ridotte a venti, di cui l’ultima ora di ogni giornata insegnanti e studenti la dedicano alla pulizia degli edifici scolatici, come avviene in alcune scuole francesi (impegno che ha un forte valore educativo e consente anche un risparmio in termini di bidelli). La scuola aperta mattina e pomeriggio consente inoltre la turnazione dei locali con, ad esempio, metà degli studenti che fa lezione al mattino e l’altra metà al pomeriggio (a seconda della predisposizione o delle preferenze), favorendo anche un risparmio in termini del numero di edifici scolastici necessari a soddisfare l’offerta formativa.

Per lo stesso motivo appena esposto, l’adozione dell’anno lungo con una differente ripartizione dei periodi di vacanza, viene incontro alle necessità delle famiglie senza bisogno di ricorrere ai CRE (centri ricreativi estivi) o ad altre forme di intrattenimento fanciullesco durante i lunghi e noiosi mesi della stagione calda.
Innanzitutto non è più necessario far iniziare l’anno al rientro dalle vacanze a settembre e si potrebbe cominciare a gennaio. La scelta dell’inizio dell’anno scolastico non è fondamentale, ma almeno si potrebbe parlare di un più semplice “anno scolastico 2016” invece di “2016-2017” e si potrebbero usare delle normalissime agende al posto di costosi diari.
Sostanzialmente differente è invece la ripartizione dei periodi di vacanza, per i quali proponiamo la seguente suddivisione

  • dall’8/12 al 7/1 per includere il giorno dell’Immacolata, Santa Lucia, Natale, Santo Stefano, San Silvestro e l’Epifania
  • dal 20/3 al 1/5 per includere Pasqua, il Lunedì dell’Angelo, il 25 aprile e il 1° maggio; questo periodo include anche il passaggio dall’ora solare a quella legale che di solito è una tragedia per tutti gli studenti che, giunti ormai al termine dell’anno scolastico con le “batterie scariche”, si trovano a dover affrontare anche questo scombussolante cambio d’orario
  • dal 15/7 al 31/8 per includere i mesi estivi e Ferragosto

Vacanze nuoveDisposizione fissa dei periodi di vacanza nella scuola-che-vorremmo

Questa soluzione fornisce una copertura durante tutto l’anno, oltre ad una decina di giorni di vacanza in più per gli studenti.

Vacanze vecchieDisposizione indicativa dei periodi di vacanza nella scuola pubblica attuale

La scuola-che-vorremmo rimane aperta anche nei periodi in cui non ci sono lezioni garantendo un’offerta formativa di altro genere e corsi di recupero gratuiti per tutto il mese di vacanza in ognuno dei tre periodi. A tenere i corsi possono essere i ragazzi più anziani e quelli che hanno ottenuto ottimi risultati, unitamente a giovani insegnanti che svolgono il ruolo di coordinatori e tutor: in questo modo vengono contenuti i costi dei corsi e garantite maggiori possibilità di recupero grazie al numero di lezioni tenute, al non aver accumulato lacune su nove mesi di lezioni ma solo su tre, e all’avere come docenti giovani che possono provare ad approcciare in maniera differente i problemi che gli studenti non sono riusciti a risolvere durante il trimestre di lezioni. Inoltre, dopo un mese di vacanza è più difficile essersi scordati completamente ciò che si è afferrato nel periodo precedente, a differenza di quanto avviene attualmente con gli oltre tre mesi di vacanze estive.

Un ultimo piccolo vantaggio della nostra soluzione consiste nel fatto che i periodi di vacanza sono gli stessi ogni anno, decisi una volta per tutte, senza bisogno di stabilire ogni anno quando iniziano e finiscono le vacanze di Pasqua, se ci sono o no i ponti del 25 aprile e del 1° maggio. Si elimina in questo modo tutta la burocrazia legata alla decisione (regione per regione) dei periodi di vacanza, alla loro comunicazione alle scuole e da esse alle famiglie. Ogni minimo tempo dedicato alla decisione di questi dettagli, sommato per ogni consiglio di classe, ogni ufficio amministrativo, ogni singolo membro della famiglia, fa una marea di tempo buttato via ogni anno e, come si sa, il tempo è anche denaro.
Dove si può, si deve sempre cercare di semplificare.

Ultimo aggiornamento: 15/09/2016

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2 risposte a “La gestione del tempo: ora, settimana e anno”

  1. Sono iniziate oggi le vacanze pasquali di David, in corrispondenza al passaggio dall’ora solare all’ora legale, che di solito è una tragedia per tutti gli studenti che, giunti ormai al termine dell’anno scolastico con le “batterie scariche”, si trovano a dover affrontare anche questo scombussolante cambio d’orario.
    David invece, avendo a disposizione un mese intero di vacanza, può assorbire il cambio dell’ora senza trauma alcuno e può, giorno dopo giorno, ritrovare il bioritmo per alzarsi a maggio un’ora prima di quanto facesse a marzo.

  2. Potremmo definire questa gestione del tempo “La regola del 75%”, infatti tre quarti d’ora di lezione e uno di intervallo sono il 75% del tempo; cinque giorni su sette sono il 71,4%; tre mesi ogni quattro sono nuovamente il 75%.
    Probabilmente questa percentuale è quella ottimale che il nostro cervello può dedicare all’apprendimento a breve, medio e lungo termine prima di richiedere un periodo di riposo.

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