La scuola a moduli e a livelli

Rifacendoci ancora ai concetti che “gli studenti non sono tutti uguali” e che “la scuola deve essere per gli studenti e non viceversa”, è necessario che la scuola-che-vorremmo sia strutturata in modo da far emergere le attitudini dei ragazzi e promuoverle fino ai massimi livelli possibili. Questa idea non è in contrasto con quella di non raggiungere obbligatoriamente il massimo, perché la scuola deve dare la possibilità a tutti di raggiungerlo (nell’ambito delle sfere di interesse), ma non deve obbligare nessuno a farlo: da grandi i ragazzi potranno forse essere adulti meno acculturati (comunque chi non vuole farsi una cultura non se la fa nemmeno nella scuola pubblica attuale), ma di sicuro saranno più soddisfatti e meno stressati; se lo vorranno veramente, potranno sempre riprendere gli studi in un secondo momento perché non avranno maturato disamore per lo studio. In alternativa potranno diventare ottimi parrucchieri, acrobati, musicisti. Perché no? Meglio avere un ottimo attore che un pessimo ingegnere, quanto meno non si metterà a progettare edifici scolatici che crolleranno.
La nostra idea propone due aspetti di un’unica soluzione, i moduli e i livelli, che assieme interagiscono per permettere ai ragazzi di studiare ciò che effettivamente ritengono più interessante fino al massimo consentito dalle proprie capacità.

  • Un modulo in pratica corrisponde ad un’attuale materia: quindi avremo i moduli di Italiano, Matematica, Inglese, Storia, Musica, Fotografia, Meccanica, ecc… I moduli possono essere specializzati: ad esempio Italiano può essere suddiviso in Grammatica, Antologia, Epica, ecc… La differenza principale è che nel vecchio modello le materie che lo studente deve seguire le sceglie la scuola, mentre nella scuola-che-vorremmo i moduli vengono scelti dallo studente tra quelli messi a disposizione dalla scuola stessa
  • Un livello corrisponde all’abilità raggiunta dallo studente in un particolare modulo: quindi avremo Italiano 1, Italiano 2, Italiano 3, ecc… oppure Grammatica Italiana 1, Grammatica Italiana 2, ecc…

Il concetto che li lega, e che è abbastanza rivoluzionario per la scuola, è stato ripreso dal modello universitario, nel quale si può essere respinti all’esame di Analisi Matematica 2, ma intanto superare Fisica Generale 2, per poi iscriversi a Fondamenti di Informatica 1 perché in quel corso si era rimasti indietro. Allo stesso modo di quanto avviene all’università esistono delle propedeuticità tra moduli e livelli: non si può sostenere l’esame di Analisi Matematica 2 se non si è superato quello di Analisi Matematica 1 e, a volte, è necessario aver superato non solo il livello precedente, ma anche un certo livello di un altro modulo per poter accedere al livello successivo (ad es. per poter seguire Letteratura Italiana 5 potrebbe essere necessario aver superato Letteratura Italiana 4 e Grammatica Italiana 7).

Nella scuola pubblica vale invece la regola del “tutto o niente”, cioè o si superano tutte le materie dell’anno in corso oppure è come non averne passata nessuna e l’anno seguente bisognerà ripeterle tutte (debiti e recuperi sono inclusi nel discorso perché, in fin dei conti, rimandano solo il problema a fine estate o all’anno scolastico seguente). Ma è giusto questo approccio?
Prendiamo in esame una situazione tipica: Piero è uno studente mediocre che a fine anno ha avuto il debito in tre materie (non importa quali siano ai fini di questa analisi), ma ne ha anche tre dove se l’è cavata piuttosto bene perché quelle tre materie gli piacciono molto e si è trovato bene con i rispettivi insegnanti. A fine agosto Piero sostiene l’esame di recupero e gli esiti possibili sono soltanto due:

  • l’esame va bene e Piero può proseguire l’anno seguente assieme ai suoi compagni, ai nuovi argomenti delle tre materie che gli piacciono, ma anche alle grosse lacune di quelle che non gli piacciono (perché nei tre mesi di vacanza estivi è quasi impossibile recuperare le lacune dell’ultimo anno scolastico o anche precedenti) che gli assicurano quasi al 100% il debito anche per l’anno a venire
  • l’esame va male e Piero dovrà ripetere l’anno assieme a nuovi compagni e, probabilmente, nuovi insegnanti, ripetendo argomenti che aveva già trattato e che renderanno noiose anche le poche materie di suo interesse

Anche se a uno sguardo superficiale si potrebbe ritenere preferibile la prima soluzione, è difficile stabilire in termini assoluti quale sia la situazione peggiore per Piero; siamo però abbastanza sicuri quando affermiamo che in entrambi i casi gli è andata abbastanza male.
I moduli e livelli potranno aiutare Piero? E come? La risposta è abbastanza ovvia: Piero potrà scegliere anno per anno quali moduli seguire, aumentando decisamente il numero di materie di suo interesse nel curriculum scolastico e garantendo così prestazioni migliori. Inoltre, nel caso Piero non raggiungesse i requisiti minimi per passare al livello successivo di un determinato modulo, dovrebbe ripetere solo quel particolare livello di quel modulo (oppure scegliere un altro modulo nel caso avesse scoperto che quello frequentato non gli interessava così tanto) e andare avanti con gli altri nei quali se la cava bene.
La composizione delle classi associate ad ogni livello è dunque sempre più omogenea di quella attuale: chi rimane indietro ripeterà l’anno seguente (o il trimestre seguente) gli argomenti che non ha ben compreso, mentre proseguirà solo chi è in grado e vuole veramente proseguire, garantendo anche ai docenti di avere studenti interessati e preparati. Quanti insegnanti in gamba e preparati si demoralizzano dopo anni di insegnamento a studenti svogliati e privi di alcun interesse nelle materie che dovrebbero studiare? Dopo quanti anni vissuti così quegli stessi insegnanti perdono a loro volta interesse fino a danneggiare quei pochi studenti che invece non desiderano altro che incontrare un mentore che possa tramandare loro tutta la sua conoscenza?

La prima ovvia critica alla nostra proposta potrebbe basarsi sulla difficoltà di gestione di questa modalità, ma l’altrettanto ovvia risposta è che nelle università italiane e in alcune scuole americane funziona proprio così: non sono i professori a recarsi nelle classi, dove sempre gli stessi studenti sono lì ad attenderli, ma sono proprio gli studenti a spostarsi di aula in aula, mescolandosi, lasciando i vecchi compagni per trovarne dei nuovi (cosa che peraltro gioverebbe molto alla tanto acclamata e reclamata socializzazione), per seguire lezioni di loro interesse ad un livello che sono in grado di affrontare e massimizzare in questo modo i risultati che possono ottenere.
Altrimenti, una altrettanto ovvia risposta consiste nel fatto che “deve essere la scuola per i ragazzi e non il contrario”: se questa soluzione aiuta i ragazzi, allora l’organizzazione scolastica deve impegnarsi per realizzarla.
Anche il tanto sbandierato problema degli studenti immigrati verrebbe ridimensionato in quanto la gestione a moduli permette di far partire da Grammatica Italiana 1 un ragazzo che non conosce l’italiano, ma da Matematica 7 se in quella materia è più preparato; allo stesso modo può essere fermato solo in Grammatica Italiana nel caso in cui le sue difficoltà siano limitate a quella materia.

Ultimo aggiornamento: 15/09/2016

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